Ridet bene chi ride ultimo
Si dia pace Philippe Ridet, corrispondente del Monde da Roma, che sul suo blog si lamenta degli italiani inafferrabili. Mai una volta, dice, gli è riuscito di azzeccare la canzone vincente a Sanremo. E ora, “très chers amis italiens”, l’avete fatta proprio grossa. Non solo avete votato ancora l’“imprenditore” in procinto di essere condannato per frode fiscale, prostituzione minorile e violazione del segreto istruttorio, ma con quegli otto milioni e mezzo di voti a un ex comico “avete fatto saltare il banco”. Ridet non è il solo a non averci capito molto.
17 AGO 20

Si dia pace Philippe Ridet, corrispondente del Monde da Roma, che sul suo blog si lamenta degli italiani inafferrabili. Mai una volta, dice, gli è riuscito di azzeccare la canzone vincente a Sanremo. E ora, “très chers amis italiens”, l’avete fatta proprio grossa. Non solo avete votato ancora l’“imprenditore” in procinto di essere condannato per frode fiscale, prostituzione minorile e violazione del segreto istruttorio, ma con quegli otto milioni e mezzo di voti a un ex comico “avete fatto saltare il banco”. Ridet non è il solo a non averci capito molto. E non c’è ragione di essere così “en colère” con gli italiani, che non hanno votato abbastanza “un economista rinomato come Mario Monti” o “un candidato di sinistra, Pier Luigi Bersani, sufficientemente accomodante e socialdemocratico da piacere a tutti”. La “vergogna diffusa” che Ridet vedeva sommergere gli italiani “alla lettura quotidiana degli scandali del berlusconismo morente”, non era forse abbastanza diffusa? Gli italiani, come suggerisce, hanno bisogno di etnologi, per essere interpretati?
Ma no. Giriamo a Ridet quello che un italiano che lavora in Germania, l’economista Stefano Casertano, ha scritto sull’European magazine dopo le elezioni italiane: “Cari tedeschi, continuate a sostenere che non si possa votare uno che fa il bunga bunga, e va bene. Ma cercate di fare uno sforzo in più: domandatevi perché gli italiani votano Berlusconi. Concentratevi sui motivi del suo successo, non sul fatto che il bunga bunga è tanto cattivo. Imparereste molto sul nostro popolo, e forse anche sul modo in cui vi rapportate con il mondo”. Magari, très cher Ridet, vale anche per i francesi.